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03/2021
h. 10:30

La sedia da spostare. Ovvero, le sfide organizzative di uno Stato

Zoom

In attesa di poter riprendere gli incontri  La Fondazione Salvatore ed Il Sabato delle Idee sono lieti di invitarvi al webinar

L’evento si svolgerà su piattaforma ZOOM

Sarà possibile iscriversi cliccando qui

Da anni siamo impegnati a capire come rifondare le nostre moderne democrazie, senza smentirne le basi concettuali ma consapevoli dell’inadeguatezza del modello storico di adeguarsi a realtà e società più aperte, dinamiche, complesse, ravvicinate.

Con uno Stato in stallo, assistiamo a una lunga fase di transizione, dove le risposte e le reazioni al malfunzionamento rischiano di essere o assenti o estemporanee.

Cogliendo un approccio minimale, la crisi potrebbe essere presa dalla coda delle forme organizzative, anziché dalla testa dei presupposti politici.

Il seminario del 27 marzo vorrebbe ragionare di questo tema, a partire dalla constatazione che occorra individuare non il modello organizzativo di Stato, ma un modello minimo, un sistema basilare condiviso di regole organizzative, di prassi, di funzionamento: alcune idealtipiche (quale proto_tipo; quale organizzazione per fare cosa), altre più pratiche (il ruolo del governo di prossimità; il perimetro dei servizi essenziali; la definizione dei bisogni).

L’incontro del 27 marzo vuole avere una duplice finalità.

In primo luogo, sottolineare la debolezza del modello organizzativo italiano: tra i modelli “efficienti” di Stato minimo, Stato di benessere e Stato massimo, ci sono quelli “inefficienti” di Stato assente, disfunzionale, regressivo.

In secondo luogo, provare a capire come migliorare l’organizzazione dello Stato per poter ridisegnare il nostro vivere comune nella tradizione europea, che continua ad essere - così ci sembra - quella più convincente, tra l’est e l’ovest del mondo.

PROGRAMMA

Saluti:
Marco Salvatore
Fondazione Salvatore

Lucio d’Alessandro
Magnifico Rettore Università “Suor Orsola Benincasa”, Napoli

Elio Franzini
Magnifico Rettore Università Statale di Milano

Matteo Lorito
Magnifico Rettore Università “Federico II”, Napoli

Introduce
Alberto Gambescia
Amministratore Unico Società Studiare Sviluppo
Società del Ministero dell'Economia e delle Finanze

Coordina
Ferruccio De Bortoli
Editorialista Corriere della Sera

Intervengono
Marco Bentivogli
Coordinatore Nazionale Base Italia

Sabino Cassese
Giudice emerito Corte Costituzionale

Linda Laura Sabbadini
Direttore Centrale DVSS - Istat

Programma

Comunicati stampa

La sedia da spostare. Ovvero, le sfide organizzative di uno Stato

Sabato 27 marzo 2021 – ore 10.30

L’evento si svolgerà su piattaforma Zoom e sarà possibile accedere cliccando qui

Da anni siamo impegnati a capire come rifondare le nostre moderne democrazie, senza smentirne le basi concettuali ma consapevoli dell’inadeguatezza del modello storico di adeguarsi a realtà e società più aperte, dinamiche, complesse, ravvicinate.

Con uno Stato in stallo, assistiamo a una lunga fase di transizione, dove le risposte e le reazioni al malfunzionamento rischiano di essere o assenti o estemporanee.

Cogliendo un approccio minimale, la crisi potrebbe essere presa dalla coda delle forme organizzative, anziché dalla testa dei presupposti politici.

Il seminario del 27 marzo vorrebbe ragionare di questo tema, a partire dalla constatazione che occorra individuare non il modello organizzativo di Stato, ma un modello minimo, un sistema basilare condiviso di regole organizzative, di prassi, di funzionamento: alcune idealtipiche (quale proto_tipo; quale organizzazione per fare cosa), altre più pratiche (il ruolo del governo di prossimità; il perimetro dei servizi essenziali; la definizione dei bisogni).

L’incontro del 27 marzo vuole avere una duplice finalità.

In primo luogo, sottolineare la debolezza del modello organizzativo italiano: tra i modelli “efficienti” di Stato minimo, Stato di benessere e Stato massimo, ci sono quelli “inefficienti” di Stato assente, disfunzionale, regressivo.

In secondo luogo, provare a capire come migliorare l’organizzazione dello Stato per poter ridisegnare il nostro vivere comune nella tradizione europea, che continua ad essere – così ci sembra – quella più convincente, tra l’est e l’ovest del mondo.

 

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